Domenica 16 maggio c'è stata la seconda gara per il nostro atleta in erba: gara su pista. Il ragazzo ero emozionato e svogliato come sempre quando deve affrontare una prova che lo rende insicuro.
Il mio rapporto con lo sport è praticamente nullo. Da piccola ho fatto qualche anno di danza classica, e mi piaceva. Ho dovuto smettere per dei dolori alle ginocchia che non mi sono mai passati.
Per quanto riguarda gli sport agonistici invece, alle elementari ho provato qualche volta a giocare come portiere della squadra mista di calcio della classe. Memorabile la partita nella quale ho preso almeno tre gol di seguito e proprio quando i miei compagni avevano perso completamente la fiducia in me, ho fatto una parata con tanto di scivolata da vera campionessa. Per il resto della partita sono stata tranquilla seduta tra i pali a chiacchere con i difensori, perché gli avversari non sono più riusciti ad arrivare nella nostra metà campo, e abbiamo vinto. Dopo quella partita non ho più giocato a calcio, perché non sono mai stata una roccia ed era uno sport troppo faticoso per me.
Anche alle medie ero più o meno esonerata: niente corse e niente attività troppo stancanti. Una volta la prof di ginnastica stava prendendo i tempi di corsa delle mie compagne. Partivano in coppie. Io ero esonerata, ma poiché una compagna sarebbe rimasta senza antagonista, la prof mi ha chiesto di correre con lei, senza sforzarmi, giusto per non lasciare la mia compagna da sola. Mi sono caricata, pensando tra me e me "questa è la mia occasione, dimostrerò che non sono una sfigata, se tutto va bene vado pure più veloce di lei!!!". Pronti, partenza,....via. Dopo 3 passi fatti con tutta la decisione e la concentrazione del mondo, mi sono accasciata per terra per un crampo alla gamba. Altro che momento del riscatto, la prof ha scosso la testa rassegnata e le compagne hanno mormorato che l'avevo fatto apposta.
Effettivamente, sfigata lo ero davvero. Quando mi capitava di passare vicino a un campo dove qualcuno stava giocando a pallacanestro, a calcio, o a un qualsiasi sport che comportava l'utilizzo di una cavolo di palla, immancabilmente quella finiva col venirmi addosso: in testa, sulla schiena, in faccia, e, cosa forse ancora più umiliante, quando poi mi chiedevano di restituirla, convinta che avrei fatto un tiro della madonna, che mi avrebbe riscattato dalla figuraccia, finivo sempre per lanciare la palla o troppo lontano, o da tutt'altra parte! Confesso che tuttora quando mi avvicino un campo mi aspetto di sentirmi arrivare contro la sfera maledetta.
Sono convinta che questa sfiga e l'assenza dello sport dalla mia vita abbiano contribuito alla mia totale mancanza di competitività. Mi sono sempre sentita più vicino agli ultimi che ai campioni. E non è un bene. Perché una sana ambizione aiuta ad amergere, ad affermarsi e, di conseguenza, anche a sentirsi più realizzati...... Non è proprio il mio caso.
Un esempio della mia incapacità di essere competitiva lo si è visto proprio il giorno della gara di quelloGrande. Seduti sulle gradinate, io e il maritino guardavamo la miriade di bambini che si preparava alle gare. Circondata da genitori esaltati, che urlavano consigli come se fossero gli allenatori, controllavano che non ci fossero intoppi, si sgolavano per incitare i figli, io, che l'unica cosa che avevo detto a quelloGrande era stata "divertiti!", mi sentivo davvero un pesce fuor d'acqua. Quando poi quelloGrande si è messo sulla linea di partenza, mentre il maritino ha detto "Dai, pensa se vince!", io ho mormorato "Speriamo che non arrivi proprio ultimo ultimo, che non inciampi, che non lo facciano cadere...". Morale, alla fine è arrivato veramente primo della sua batteria e sesto della sua categoria. Siccome i primi sei venivano premiati, si è pure preso la medaglia. Era felicissimo.
La seconda gara, il lancio della pallina, non è andato molto bene, mentre lui e i suoi compagni hanno vinto la staffetta, ma per quest'ultima non era prevista la premiazione. Insomma, una giornata soddisfacente, tanto che quelloGrande alla fine ci ha detto "Grazie per avermi portato, anche se all'inizio mi sono lamentato, perché invece mi sono proprio divertito!".
Anche io mi sono divertita, anche se ho sofferto per ogni bambino che è arrivato ultimo. Ma mi sono divertita soprattutto perché non c'era l'ombra di un pallone. Salva.
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