Le gite scolastiche sono sacre. Così quando qualche settimana fa le maeste mi hanno chiesto se noi avremmo partecipato, ho detto di sì senza riserve. Lo sfondo educativo di quest'anno è stato "Un treno carico carico di...", quindi in sostanza la gita prevedeva un viaggetto in treno. Il giorno prima della gita mi hanno consegnato un foglio riepilogativo, con gli orari di ritrovo, partenza del treno e rientro previsto. Tra l'andata del treno e il ritorno però, c'era un piccolo dettaglio che nel mio entusiasmo iniziale avevo trascurato.
Sabato 5 giugno, tutta la famiglia si è ritrovata in stazione con una miriade di bambini e genitori dei entrambi gli asili comunali. Il treno è partito puntuale e come prevedibile i fratelli coltelli si sono scatenati: quelloMezzano con i suoi compagni di classe e quelloGrande con i fratelli più grandi. Persino Prudence non è riuscita a star ferma un attimo. Il "viaggio" in treno è durato poco più di mezz'ora. Quello che io consideravo il succo della gita in realtà era solo la premessa: arrivati in stazione ci aspettava una camminata in montagna di quasi 2 ore per arrivare al rifugio dove i bambini avrebbero fatto una attività.
Ecco, so che non dovrei usare parole troppo forti, ma io ODIO la montagna, proprio non ci vogliamo bene. Certo, mi piace ammirare la natura, annusare i profumi, bere l'acqua fresca del ruscello ....., peccato che per arrivare a far ciò bisogna scarpinare e rischiare l'infarto. Il maritino si è fatto tutta la salita con Prudence nello zaino, io invece nello zaino avevo bottiglie di beveraggio e panini per 5. I bambini arrancavano, una signora ha ceduto ed è tornata indietro, una mamma ha fatto tutta la strada spiegando a sua figlia di 4 anni che il suo cuore per lo sforzo stava pompando più sangue del solito e che quindi non doveva sprecare le energie cercando di correre o di parlare.....
Arrivati in cima ci siamo accampati all'ombra nel prato selvaggio per il pranzo al sacco. Dopo 10 minuti quelloGrande aveva un occhio gonfio, arrossamenti ovunque e si grattava come un ossesso. Stavamo prendendo in considerazione l'ipotesi di tornare indietro, quando una maestra ci ha dato l'antistaminico. L'allarme è rientrato e così siamo rimasti.
Per più di 3 ore i fratelli coltelli hanno corso e giocato come matti, compresa Prudence che non ne voleva sapere di riposare. Alla fine, i bambini dell'asilo accompagnati dalle maestre e da una guida, hanno fatto un giro del bosco di un'oretta.
La discesa ovviamente è andata meglio. Per tutto il tempo quelloMezzano e uno dei suoi amici del cuore si sono divertiti a individuare le bandierine che identificano il sentiero e a raccogliere i rametti con attaccate le foglie, da loro soprannominati "giustini". E' stato piacevole scoprire che quelloMezzano non è tutto solo nel suo mondo. Non contenti i bambini si sono scatenati ancora nel parco giochi vicino alla stazione e poi, finalmente, abbiamo preso il treno per il ritorno.
Ecco, io non mi sono mai lamentata con l'asilo, a dir la verità io non mi lamento mai con nessuno, cerco sempre di vedere le cose da un altro punto di vista, ma questa volta ero proprio sul piede di guerra!!! Possibile che per finire un anno scolastico in cui si è parlato di treni ci siamo dovuti fare 2 ore e mezza di scarpinata tra salita e discesa? Ha senso far fare uno sforzo tale a dei bambini? Ero determinata a mandare una lettera di reclamo all'asilo, sarebbe stata la prima lettera di reclamo della mia vita......
A un certo punto del nostro viaggio di ritorno in treno, un papà ha preso la parola all'interfono: "Sono stato incaricato dai genitori di ringraziare le maestre per questa splendida gita e non solo, per ringraziarle in generale per tutto il lavoro che hanno fatto con professionalità e amore durante tutto l'anno scolastico. Grazie."
Bé, si dai, in fondo lo scopo della gita è far divertire i bambini, perché devo passare per acida e lamentosa? E poi è vero che le maestre sono state brave, e anche loro si sono fatte la scarpinata come tutti.... E va bene niente lettera di protesta, ma l'anno prossimo non mi beccano più! Ne va della mia sopravvivenza.
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